Il DPO nei Comuni: cosa deve fare l’ente

Risposta diretta: ogni Comune, anche il più piccolo, deve designare il Responsabile della protezione dei dati (art. 37 par. 1 lett. a GDPR). Dopo la designazione restano due adempimenti autonomi, spesso dimenticati: pubblicare i dati di contatto del RPD e comunicarli al Garante (art. 37 par. 7). Il RPD può essere interno o esterno, e più enti possono condividerne uno, per esempio all’interno di un’Unione.

Nei Comuni il problema raramente è l’assenza della nomina. È più spesso un incarico rimasto sulla carta: un decreto firmato anni fa, contatti mai pubblicati, nessuna attività documentata. Ecco i passaggi, in ordine.

Un obbligo senza soglie

Per le autorità e gli organismi pubblici la designazione non dipende dal tipo di trattamenti né dalla loro scala: discende dalla natura del soggetto. Un Comune di 500 abitanti ha lo stesso obbligo di un capoluogo. Quello che cambia è il volume di attività che l’incarico deve produrre, da proporzionare alla struttura senza poterlo azzerare.

Interno, esterno o condiviso

Il conflitto di interessi (art. 38 par. 6) esclude chi determina finalità e mezzi dei trattamenti: per esempio chi guida i sistemi informativi o un ufficio che tratta grandi quantità di dati. Il RPD deve poter sorvegliare quelle decisioni, non prenderle.

I tre adempimenti dopo la nomina

  1. Atto di designazione con compiti, risorse e durata, e con l’indicazione che il RPD riferisce al vertice dell’ente (art. 38 par. 3).
  2. Pubblicazione dei dati di contatto sul sito istituzionale, in una posizione facile da trovare: un indirizzo email dedicato e la PEC sono il minimo. Il nome non è obbligatorio nella pubblicazione, i contatti sì.
  3. Comunicazione al Garante dei dati del RPD, tramite la procedura disponibile sul sito dell’Autorità, da ripetere ogni volta che il RPD cambia o cambiano i suoi recapiti.

I punti 2 e 3 sono i più facili da verificare dall’esterno: chiunque, cittadino compreso, può controllare se il sito del Comune indica come contattare il RPD. La loro assenza è il primo segnale che l’incarico non è stato completato.

Come affidare l’incarico a un esterno

L’incarico di RPD è un servizio. Per importi sotto la soglia dei 140.000 euro il Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 36/2023, art. 50) consente l’affidamento diretto, nel rispetto dei principi del Codice. Nella pratica passa dagli strumenti di acquisto che l’ente usa già: io sono abilitato su MePA e iscritto a SardegnaCAT.

Prima di firmare conviene chiedere al professionista un piano annuale: cosa verifica, quando, con quali documenti. Un incarico senza attività programmate è il caso più comune di RPD solo sulla carta.

Cosa deve succedere in un anno

Domande frequenti

Un piccolo Comune deve nominare il DPO?

Sì. Per le autorità e gli organismi pubblici l'art. 37 par. 1 lett. a del GDPR rende la designazione obbligatoria senza soglie di dimensione: vale per ogni Comune, indipendentemente dal numero di abitanti o di dipendenti.

Più Comuni possono avere lo stesso DPO?

Sì. L'art. 37 par. 3 consente a più autorità pubbliche di designare un unico RPD, tenuto conto della loro struttura e dimensione. Ogni ente deve comunque designarlo, pubblicarne i contatti e comunicarli al Garante.

Dove vanno pubblicati i dati del DPO?

Sul sito istituzionale dell'ente, in una posizione facilmente raggiungibile. Devono comparire almeno i recapiti per contattarlo, come email dedicata e PEC. Gli stessi dati vanno comunicati al Garante con la procedura disponibile sul sito dell'Autorità.

Come si affida l'incarico di DPO a un professionista esterno?

È un contratto di servizi. Sotto la soglia di 140.000 euro il d.lgs. 36/2023 consente l'affidamento diretto, di norma tramite gli strumenti di acquisto dell'ente come il MePA o le piattaforme regionali.

Approfondimenti: DPO per Comuni e Unioni · Unioni di Comuni · DPO per la PA · requisiti del DPO.

A cura del Dott. Pietro Cravero, DPO certificato (IDcert, Master II livello in Trattamento dei Dati Personali — Università Roma Tre). Chi sono.

Il vostro RPD è solo sulla carta?

Una verifica gratuita di nomina, pubblicazione e comunicazione al Garante richiede pochi minuti. Poi decidete voi.