Pagina aggiornata al 31 agosto 2026 · a cura del Dott. Pietro Cravero, DPO certificato
Cerchi consulenza GDPR o un DPO esterno a Potenza? Seguo enti pubblici regionali e locali, imprese dell'automotive e dell'indotto, aziende agroalimentari e strutture sanitarie della provincia, con adeguamento GDPR completo e valutazione degli obblighi AI Act dove pertinente.
Come lavoro: lo Studio ha sede a Sassari e segue le organizzazioni di Potenza da remoto, con un unico referente e senza passaggi fra consulenti diversi. Gli incontri in presenza si concordano quando servono davvero.
La Basilicata mette insieme due economie che di solito non convivono: un'amministrazione pubblica capillare, distribuita su oltre cento comuni quasi tutti piccoli, e un polo industriale di scala europea nell'automotive, con il suo indotto di componentistica e logistica concentrato nell'area di Melfi.
Nella PA il problema è strutturale: enti con pochi dipendenti hanno gli stessi obblighi di una grande città, dalla nomina del DPO alla gestione dei data breach, senza personale dedicato. Nell'industria il problema è opposto: molte persone, molte imprese in appalto, sorveglianza sanitaria e sistemi che misurano tempi e qualità delle lavorazioni. Servono due approcci diversi, ma la documentazione di base è la stessa.
Referti, gestionali di prenotazione e archivi clinici: dati particolari che richiedono misure rafforzate e quasi sempre una valutazione d'impatto.
Albo pretorio, amministrazione trasparente, istanze e contributi: pubblicare quanto la legge impone senza esporre più dati del dovuto è un equilibrio che va documentato.
Sorveglianza sanitaria, badge, videosorveglianza perimetrale e fornitori che accedono al sito: ogni anello della catena va coperto da nomina a responsabile e istruzioni scritte.
Il Regolamento prevede tre ipotesi di nomina obbligatoria, di cui una sola opera in automatico. Le altre due dipendono da cosa si tratta e in che misura, non dal codice ATECO. Ecco come si presentano di solito da queste parti.
| Tipo di organizzazione | DPO | Perché |
|---|---|---|
| Comune o ente pubblico | Sempre | Art. 37 par. 1 lett. a): la nomina opera in automatico, senza soglie dimensionali. |
| Azienda sanitaria, ospedale o RSA | Sempre | Ente pubblico e trattamento su larga scala di dati relativi alla salute: la nomina è dovuta a doppio titolo. |
| Stabilimento con sorveglianza sanitaria estesa | Quasi sempre | Giudizi di idoneità ed esposizioni monitorate su numeri elevati configurano trattamento su larga scala ex art. 9. |
| Impresa dell'indotto con tracciamento mezzi | Da valutare | Geolocalizzazione e misurazione delle attività possono configurare monitoraggio sistematico degli interessati. |
| PMI, studio professionale o attività commerciale | Di norma no | Restano dovuti registro, informative, nomine, formazione e misure di sicurezza. |
Anche fuori dai casi obbligatori la nomina volontaria è ammessa e spesso utile, perché concentra la responsabilità su una figura sola e lascia traccia documentale. Approfondimento nella guida ai requisiti.
Il GDPR chiede che il DPO sia raggiungibile e in condizione di svolgere i propri compiti, non che sia fisicamente in ufficio. Registro, informative, nomine, DPIA e formazione sono attività documentali e organizzative, che si gestiscono in digitale con un canale diretto e tempi di risposta certi.
Per gli enti del territorio, spesso piccoli e con personale ridotto, il DPO esterno da remoto è la soluzione ordinaria e pienamente ammessa. Quello che conta è che i contatti siano pubblicati sul sito istituzionale, come impone l'art. 37 par. 7, e che la risposta arrivi nei tempi quando un cittadino esercita un diritto o si sospetta una violazione: la mancata pubblicazione dei contatti non è una dimenticanza formale, è il primo elemento che un'autorità verifica.
In Basilicata l'AI Act arriva su due fronti. Nell'automotive tocca sia i sistemi che gestiscono le persone in stabilimento, classificati ad alto rischio dall'Allegato III, sia le funzioni intelligenti che finiscono dentro il prodotto, dove si applica l'Allegato I con un calendario proprio. Negli enti il tema è la trasparenza verso il cittadino e il limite alle decisioni automatizzate. Ho dedicato una pagina alla classificazione dei sistemi e alle scadenze: Consulente AI Act a Potenza →
Il 2 dicembre 2026 è il termine entro cui i fornitori di sistemi generativi già sul mercato prima del 2 agosto 2026 devono marcare i propri output in formato leggibile dalle macchine (art. 50 par. 2). Non è un adempimento di chi quei sistemi li usa. All’organizzazione utilizzatrice il Regolamento chiede un’altra cosa, già applicabile dal 2 agosto 2026: dichiarare i deepfake e i testi generati con l’IA che vengono pubblicati per informare il pubblico su temi di interesse pubblico, salvo che il contenuto sia stato rivisto da una persona e qualcuno se ne assuma la responsabilità editoriale (art. 50 par. 4). Alla stessa data del 2 dicembre 2026 diventano operativi i due divieti aggiunti dal Regolamento (UE) 2026/1744: deepfake intimi non consensuali e materiale pedopornografico generato con l’IA. In pratica: chiedi per iscritto ai fornitori dei tuoi strumenti generativi come rispettano l’art. 50 par. 2, e stabilisci chi rivede i contenuti prima che escano.
I massimali previsti sono due e vale il più alto fra la cifra fissa e la quota sul fatturato mondiale. Va detto che nella realtà il Garante modula parecchio, tenendo conto di gravità, durata, numero di interessati e atteggiamento tenuto durante l'istruttoria.
Violazione dei principi, delle basi giuridiche, dei diritti degli interessati e delle regole sui trasferimenti extra-UE.
Obblighi del titolare e del responsabile: registro, sicurezza, notifica dei data breach, nomina del DPO, valutazione d'impatto.
Un dettaglio che sfugge: non nominare il DPO quando dovuto sta nella fascia da 10 milioni, non in quella da 20. Il problema vero è a valle, perché dove manca il DPO mancano di regola anche registro, informative e gestione dei data breach, che stanno nella fascia superiore.
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Quello che produciamo resta di proprietà dell'organizzazione, in formato aperto, e non smette di funzionare quando finisce l'incarico.
Chi ti fornisce software, spazio cloud o servizi amministrativi tratta dati per tuo conto, e la tua posizione dipende anche dalla sua. Le domande vanno poste nero su bianco.
Quella sull'intelligenza artificiale è la domanda più nuova e la più trascurata: capita spesso che un aggiornamento accenda funzioni generative senza che nessuno lo abbia chiesto.
Sì, senza eccezioni e senza soglie di abitanti. L'art. 37 par. 1 lett. a) lega l'obbligo alla natura pubblica del soggetto. Più comuni possono nominare un unico DPO, soluzione frequente e ammessa purché la figura resti effettivamente raggiungibile da ciascun ente e i contatti siano pubblicati sul sito istituzionale.
Ciascuna impresa resta titolare per i dati dei propri dipendenti. Il committente diventa titolare per i trattamenti che gestisce direttamente, come il controllo accessi al sito o la videosorveglianza. Serve un accordo che definisca chi fa cosa e istruzioni scritte alle imprese che accedono: è il punto più spesso lasciato scoperto.
Sì, ed è la soluzione più diffusa fra gli enti piccoli. Il GDPR lo consente espressamente per le autorità pubbliche, tenendo conto della struttura organizzativa e della dimensione. La condizione è che la figura resti effettivamente raggiungibile da ciascun ente e abbia il tempo necessario: una nomina cumulativa senza sostanza è peggio di nessuna nomina.
Il servizio copre l'intera provincia: Melfi, Lauria, Venosa, Rionero in Vulture, Lavello, Policoro e i comuni del Vulture, del Melandro e del Lagonegrese, incluse le realtà con più sedi.
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