Articolo 50 AI Act: gli obblighi di trasparenza

In sintesi. L'articolo 50 del Regolamento UE 2024/1689 impone che le persone sappiano quando stanno interagendo con un'intelligenza artificiale e quando un contenuto è stato generato o manipolato artificialmente. È applicabile dal 2 agosto 2026. La violazione è punita fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale annuo.

È l'articolo dell'AI Act che tocca il maggior numero di organizzazioni, perché non riguarda i sistemi ad alto rischio — quelli sono rinviati al 2027 e al 2028 — ma i sistemi di uso comune: chatbot, assistenti virtuali, generatori di testi e immagini. Cioè strumenti che moltissime aziende hanno già in funzione.

Cosa prevede, in concreto

L'articolo si articola su quattro obblighi distinti, con destinatari diversi.

Obbligo 1 · in capo al fornitore
Interazione riconoscibile

I sistemi di IA destinati a interagire direttamente con le persone devono essere progettati in modo che l'utente sappia di avere a che fare con una macchina, a meno che non sia già evidente dal contesto per una persona ragionevolmente informata e attenta.

Obbligo 2 · in capo al fornitore
Marcatura dei contenuti generati

Chi fornisce sistemi che generano contenuti sintetici — testo, immagini, audio, video — deve marcarli in un formato leggibile automaticamente e renderli riconoscibili come artificiali. Questo obbligo decorre dal 2 dicembre 2026.

Obbligo 3 · in capo all'utilizzatore
Riconoscimento emozioni e biometria

Chi impiega sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica deve informare le persone esposte, nel rispetto anche del GDPR. Restano fermi i divieti dell'art. 5 per l'uso sul luogo di lavoro e a scuola.

Obbligo 4 · in capo all'utilizzatore
Deepfake e contenuti informativi

Chi genera o manipola immagini, audio o video che costituiscono deepfake deve dichiararne l'origine artificiale. Lo stesso vale per i testi pubblicati allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, salvo che il contenuto sia stato sottoposto a revisione umana con responsabilità editoriale.

Il punto che genera più confusione. Molti leggono l'art. 50 come "devo dichiarare tutto ciò che scrivo con l'IA". Non è così: l'obbligo sui testi riguarda i contenuti pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, e cade quando c'è revisione umana con responsabilità editoriale. Una scheda prodotto o una email commerciale non ricadono nella previsione.

A chi si applica davvero

La distinzione tra fornitore e utilizzatore è decisiva, e nella maggior parte dei casi le imprese italiane sono utilizzatori: usano un chatbot fornito da terzi, generano contenuti con strumenti di altri.

Questo alleggerisce parecchio il carico — gli obblighi 1 e 2 gravano su chi costruisce il sistema — ma non azzera nulla. L'utilizzatore deve comunque verificare che il fornitore abbia adempiuto, perché è la sua organizzazione a esporsi al pubblico. Se il chatbot sul vostro sito non dichiara di essere automatico, il visitatore vede voi, non il fornitore del software.

Come si adempie, in pratica

Sanzioni

La violazione degli obblighi dell'art. 50 rientra nella fascia intermedia del regime sanzionatorio: fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale annuo, se superiore. Non è la fascia da 35 milioni, che riguarda le pratiche vietate dall'art. 5. Per le PMI si applica l'importo inferiore tra i due parametri, non il maggiore.

Domande frequenti

Cosa prevede l'articolo 50 dell'AI Act?

Stabilisce gli obblighi di trasparenza per determinati sistemi di IA: chi interagisce con un sistema di IA deve esserne informato, i contenuti generati o manipolati artificialmente devono essere dichiarati e marcati in formato leggibile automaticamente, e le persone esposte a riconoscimento delle emozioni o categorizzazione biometrica devono essere informate.

Da quando si applica?

Dal 2 agosto 2026. L'obbligo di marcatura leggibile automaticamente dei contenuti generati decorre dal 2 dicembre 2026.

Si applica anche a chi usa l'IA e non la sviluppa?

Sì. L'articolo distingue obblighi del fornitore — progettare sistemi riconoscibili e marcare i contenuti — e obblighi dell'utilizzatore, che deve informare le persone quando impiega riconoscimento delle emozioni o genera deepfake e contenuti destinati a informare il pubblico.

Devo dichiarare che il mio chatbot è un'intelligenza artificiale?

Sì, salvo che sia già evidente dal contesto per una persona ragionevolmente informata. In pratica basta un avviso chiaro all'avvio della conversazione.

Quali sono le sanzioni?

Fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale annuo, se superiore. Per le PMI si applica l'importo inferiore tra i due parametri.

Devo dichiarare i testi scritti con l'IA sul sito aziendale?

L'obbligo riguarda i testi generati o manipolati con IA e pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico. Una descrizione di prodotto o un testo commerciale non ricade nella previsione; un articolo di informazione pubblicato senza revisione umana sì.

Per il quadro completo delle scadenze vedi la guida al 2 agosto 2026, e per la classificazione dei sistemi la pagina consulenza AI Act con la mappa dei livelli di rischio.

A cura del Dott. Pietro Cravero, DPO certificato (IDcert, Master II livello in Trattamento dei Dati Personali — Università Roma Tre). Studio Cravero Consulting affianca aziende, studi professionali e PA nell'adeguamento a GDPR e AI Act in tutta Italia. Chi sono.

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